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Fantastica seconda giornata delle piccolissime Spike 3 White giocata domenica finalmente fra le mura amiche della palestra di via Risorgimento. Eccezionalmente sono presenti tutte le nostre miniatlete; sembra terminato il periodo dei virus e delle influenze. La cosa vale anche per tutte le società presenti in forze e al completo. Noi allenatori siamo ancora orfani di Roberta, da poco operata al ginocchio per un brutto incidente occorso durante una gara di volley delle Over. Speriamo di rivederla presto.

Le bimbe non ci deludono e riescono a riprodurre con precisione gesti e movimenti provati in allenamento, ne scaturisce una lunga sequenza di scambi che ancora non si possono definire “pallavolistici” ma cominciano ad assomigliare al gioco evoluto che cerchiamo di insegnare.
In 3 ore si giocano 22 partite sui 4 campi predisposti e gestiti da arbitri e segnapunti speciali, cioè le nostre atlete under 13; poco più di 2 anni fa erano loro le protagoniste nei campetti di minivolley, adesso restituiscono alle più giovani le attenzioni ottenute agli esordi.
Si divertono tutti, le atlete, gli spettatori, le arbitre segnapunti e noi allenatori…
Quasi tutti. Ad un certo punto genitori, allenatrice e atlete di una società ospite realizzano che la loro impostazione in campo influisce negativamente sul punteggio delle gare visto che l’assenza di regole precise sul gioco, consente di spaziare dalla pallavolo alla palla rilanciata, favorendo chi impiega quest’ultima tecnica più dei difficili fondamentali tipici del volley. Cominciano così una serie di lamentele prima verso gli arbitri e poi verso le altre società e in ultimo verso noi organizzatori della PGS.
Una polemica sterile che però è un pessimo insegnamento per le giovani sportive che al posto di concentrarsi sui gesti imparati in allenamento (qualsiasi essi siano) giocano con gli occhi sul tabellone del punteggio piangendo per le eventuali sconfitte perché “non è giusto”.
In queste poche righe non voglio fare prediche ma solo sottolineare che sono convinto, anzi certo, che l’attività ludico sportiva è indispensabile per la crescita ma va lasciata all’autonomia dell’ambiente in cui le giovanissime si cimentano senza interferenze dei genitori che hanno già moltissimo altro da insegnare ai propri figli.
Chiedete alle vostre figlie se si ricordano se hanno vinto o perso, non se lo ricorderanno (e diranno che hanno vinto…); poi chiedete se si sono divertite e quindi se vogliono rifarlo, io credo di sì. Invece non so cosa risponderebbero quelle bimbe che hanno vissuto con ansia o tristezza la giornata di gare.
Ma torniamo al bello: sembra consolidato nelle nostre bimbe il rapporto tra il lancio della palla sopra la testa e l’abbozzo del palleggio nonché una discreta continuità in battuta. Prossimi obiettivi, la risposta in palleggio sulla palla in arrivo con la presa posticipata al secondo tocco e quindi 3 tocchi prima di superare la rete.
Abbiamo ancora 3 mesi (oltre una ventina di allenamenti) prima del Megaminivolley del 2 giugno, il torneo che chiude la stagione delle più piccole, potremmo farcela!
MB
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