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Ho apprezzato molto gli sforzi degli allenatori (oggi Andra) di lavorare al massimo per rendere le partite uno specchio della qualità degli allenamenti, nonostante che la disomogeneità del gruppo (ci sono piccolissime di 9 anni e “grandi” di 11), in gara renda le cose molto difficili.
Si percepisce che le più piccole o le ultime arrivate, stanno imparando a perfezionare i propri gesti; si vede anche che le più grandi sono un po’ oppresse da questo ruolo di responsabilità nei confronti delle compagne; d’altronde è una ruota che gira.
Il fondamentale della battuta è l’esempio di questo tipo di situazione: oramai tutte riescono finalmente a superare la rete e alle più giovani viene richiesto solo questo; invece alle grandi viene richiesta più forza, più velocità e più volontà nel cercare il punto, il che rende più probabile qualche errore che però viene stigmatizzato proprio perché commesso da chi è “capace di battere”. Ma è giusto così, ogni miglioramento passa attraverso inevitabili errori che fanno parte dell’apprendimento.
Quasi tutte hanno interiorizzato il meccanismo dei tre passaggi per cui la ricezione va indirizzata alla giocatrice che da centro rete dovrà servire la palla per l’attacco finale. Riuscire a creare il gioco è condizionato dalla variabilità della battuta avversaria: sopra una certa velocità, riuscire a prendere la palla è già tanto per qualunque atleta e solo le ragazze più grandi riescono a ricevere le palle più profonde.
Tutto ciò vale anche per le avversarie e infatti si può vincere o perdere qualsiasi set senza nessuna certezza.
Oggi nel terzo set, dopo l’ultimo cambio effettuato da coach Andrea, c’era in campo un sestetto di solo “minivolley” alle prese con le dimensione del campo in cui giocano gli adulti! Ebbene sono riuscite a contenere la rimonta quel tanto che è bastato a vincere il set.
Le vittorie a questo livello non dimostrano nulla e valgono solo l’emozione del momento ma è sempre più bello che perdere.
MB
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