Access-Control-Allow-Origin: www.risultativolley.it

Terzo sabato di novembre, ci vede in trasferta in Brianza, in quel di Lazzate. Il freddo fa capolino ma non ferma i genitori sempre alla ricerca di un caldo e buon caffè. Nel frattempo, le ragazze iniziano le fasi di riscaldamento e il coach enuncia la formazione.

Fischio d’inizio e si parte subito in difficoltà. Compaiono sempre gli stessi errori, il gioco volge a favore delle avversarie che intascano comodamente il primo set per 25/10.
Il secondo set inizia sulla falsa riga del primo. A punteggio di 10/8 per la squadra avversaria, coach Enrico chiama time out e concede una doverosa “strigliata” alle ragazze. Alla ripresa, c’è più concentrazione e meno errori; inizia una battaglia punto a punto fino alla fine che ci vede vincitori del secondo set per 28/26.
Il terzo set è la bella copia del secondo set e ce lo aggiudichiamo a 26/24.
Nel quarto, le ragazze sono cariche, complici gli errori e la deconcentrazione della squadra avversaria, si portano agevolmente il set a casa per 25/19 e quindi la vittoria della gara.

Dopo la cronaca di una partita vinta, vorrei soffermarmi su un aspetto poco piacevole. Da genitore, ho passato anni seduta sugli spalti, infuriandomi con l’arbitro per i presunti errori e con l’allenatore per le decisioni che prendeva, a mio avviso, sbagliate. Non mi sono mai soffermata a domandarmi cosa possa provare una ragazzina di 13 anni mentre scende in campo ed inizia ad essere consapevole di sé, delle proprie capacità, ma anche dei propri limiti impegnandosi a superarli con l’aiuto delle compagne e dell’allenatore.
Scende in un campo di gioco che a suo vedere è enorme, ma che da fuori sembra così piccolo che si riuscirebbe a prendere facilmente qualsiasi palla e mentre fa del suo meglio per giocare, sente qualsiasi tipo di commento, a cui però non deve mai badare, perché la richiesta è sempre quella di… ” rimanere concentrata.”

Credo per le nostre figlie, il sentirsi  “giudicate o corrette ” per gli errori commessi dal proprio allenatore sia accettabile, da chi è sugli spalti a godersi la partita, invece ho qualche dubbio.

Questo mio pensiero, non ha lo scopo di essere provocatorio ma riflessivo, lasciamo il tifo da ultras e il chiacchiericcio da bar fuori dalle mura della palestra. Impegniamoci ad infondere nelle ragazze, più autostima, sicurezza e autonomia: ciò aiuterà a consolidare il lavoro che già si sta facendo.

Brave ragazze e avanti così!!!

Alla prossima…

Rita B.

X