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“Mia figlia è una campionessa. È già una grande giocatrice di pallavolo.
È riconoscibile in ogni grande gesto tecnico che compie.
Non capisco come faccia questo allenatore, questa società, a non accorgersi ancora di avere una campionessa tra di loro.
Se ogni tanto fa un piccolo e insignificante errore è sempre dovuto a una palla che le hanno passato in modo sbagliato o a un tiro impossibile da rispondere.
Vi sembrerò di parte, ma dovete credermi, tutti i suoi palleggi sono perfetti, come invece non lo sono purtroppo quelli delle sue compagne.
Per questo pretendo per mia figlia sempre la migliore squadra intorno
per la vittoria finale, la gloria, che sono il giusto coronamento
per un grande ed equilibrato padre quale sono io”.
Ho scritto questo prima di tutto per me, perché:
  • Devo riflettere su come sia difficile essere un genitore imparziale e riconoscere i veri valori del proprio figlio, di come sia molto facile invece farsi prendere dall’entusiasmo di voler vedere un potenziale campione in casa.
  • Devo ricordarmi che mia figlia, prima di tutto è una atleta e che per ogni migliaia di atleti esiste un campione.
  • Devo ripromettermi di essere il più possibile equilibrato nei miei giudizi verso mia figlia, le sue compagne, l’allenatore, l’arbitro e lasciare che sia lei a decidere del suo futuro.
  • Devo apprezzare che la pallavolo rimanga un gioco per chi la pratica.
    Un momento di condivisione (che significa anche prendersi cura e dimostrare di amare qualcuno) per tutta la famiglia, che aiuta a rinsaldare i legami e creare complicità, a patto che resti un momento di divertimento.
Se tutto questo non fosse possibile penso sia il caso di fare una profonda riflessione. Grazie
Gian.R.
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